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    Author: * Velthur Valerius - 39 Posts on this thread out of 210 Posts sitewide.
    Date: Jan 30, 2003 - 10:02

    LA BATTAGLIA DI CUMAE (o del capo Miseno)


    ANTEFATTO
    Abbiamo in un precedente articolo parlato di un grande piano strategico internazionale che vede riuniti i Persiani di Dario I, i Fenici del Libano, I Cartaginesi e gli Etruschi contro la nazione greca. Esso mirava fondamentalmente a ridimensionare le zone d’influenza nel Mediterraneo orientale ed occidentale e quindi fondamentalmente a ridisegnare la mappa dei traffici commerciali marittimi fonte di enormi ricchezze.
    Nel 486 a.C. il re persiano Dario I muore ma il figlio Serse non abbandona il progetto paterno di invasione della Grecia anzi lo sposa in pieno.
    Nel 482 a.C. Anassilao, tiranno di Reggio e Zancle blocca con la sua flotta da guerra lo stretto di Sicilia impedendo il passaggio delle navi commerciali non greche. E’ un fatto gravissimo per il traffico commerciale marittimo perché impedisce alle navi commerciali etrusche di commerciare con l’oriente ed a quella fenicia con l’occidente.
    Nel 480 a.C. avviene la nazione greca si trova ad affrontare foze di invasione persiane aiutate dalle navi fenicie di Tiro e Sidone in patria e forze cartaginesi in Sicilia. Non vogliamo ora parlare dei dettagli di quelle grandi campagne di guerra ma solo ricordare che con le vittorie di Salamina (battaglia navale) contro i Persiani ed Imera (battaglia terrestre in Sicilia) contro i Cartiginesi i Greci improvvisamente si trovano ad avere un aumentato ruolo nel bacino mediterraneo.
    L’Etruria in questo frangente non si muove. L’occasione era propizia per eliminare una volta per sempre la sua grande nemica nel sud dell’Italia la greca Cumae. Non sappiamo le considerazioni politiche e militari che hanno deciso il non intervento certo è che Cumae non avrebbe potuto contare sull’aiuto dei suoi connazionali.
    Forse immediatamente l’Etruria trae vantaggi da questo suo non intervento in quanto la sconfitta subita da Cartagine, ad Imera, da parte di Siracusa ed Agrigento porta ad un suo ridimensionamento a breve termine nei traffici marittimi del mare Tirreno. I fatti successivi però faranno capire che tutto ciò durerà poco.

    NOTA
    Vogliamo ricordare che:
    1) la città greca di Cuma è l’unica città campana, comprensiva di territorio e di un porto militare e commerciale (odierna Pozzuoli), non soggetta alla dominazione etrusca;
    2) il Concilium duodecim populorum Campaniae ha come capitale Capua . Altre città conosciute sono Nola, Acerrae, Nuceria, Hercolanum, Pompeii. Altre città potrebbero essere state Irnthi, Thezle, Velcha e Velsu.


    FATTO
    Nel 474 a.C. i zilach (praetores) del Concilium duodecim populorum Campaniae decidono che è giunto il momento per tentare di nuovo un attacco militare a Cumae. Il precedente tentativo del 520 a.C. era andato a vuoto ma ora la situazione è cambiata perché alla guida di Cumae non c’è più il grande tiranno Aristodemo.
    Le città stato etrusche della Campania trovano l’unità politico militare ma ritengono di chiedere aiuto alla madre patria Etruria di intervenire con la sua flotta per coronare meglio il piano di assedio della città.
    Preparativi militari vengono attuati in tutte le città stato. Pompei, col suo porto alla foce del fiume Sarno, sarebbe stata la base di appoggio per le navi provenienti dalla Etruria marittima [Pirgi (Caere), Gravisca (Tarquinii), Vulci, Vetulonia, Populonia, Talamone].
    Cuma a sua volta chiede aiuto a Siracusa per difendersi dalla prevista aggressione etrusca.

    Inizia l’assedio della città ma si attende l’arrivo della grande flotta per tentare l’attacco alla città. Questa arriva ed inizia a dispiegarsi per sbarcare uomini e mezzi di soccorso. Mentre le operazioni procedono ecco all’improvviso che arriva la flotta siracusana mandata in soccorso dal tiranno Ierone.
    Gli Etruschi vengono colti di sorpresa in quanto non si aspettano l’intervento. E’ un fatto grave che dimostra come in questa occasione almeno il servizio di intelligence e di vigilanza etrusca non abbia funzionato.
    La flotta etrusca tenta di prendere il largo dirigendosi verso capo Miseno ma viene con una manovra a tenaglia stretta in basse acque ed in poco spazio con le spalle alle scogliere.
    Grazie alla sorpresa i Siracusani riescono ad imporre una tattica di combattimento a loro più congeniale quella del corpo a corpo.
    Gli Etruschi per mancanza di spazio devono rinunciare alla tecnica in cui primeggiano e cioè l’uso del rostro per sfondare le navi avversarie.
    Lo scontro è favorevole ai Greci che affondano e catturano navi nemiche, il resto della flotta etrusca riesce a disimpegnarsi e ad ritornare in patria mentre l’esercito terrestre abbandona l’assedio. Non vogliamo parlare di cifre perché sicuramente le fonti dei greci vincitori le hanno ampliamente esagerate.
    L’unica cosa che possiamo affermare è che la battaglia navale di Cuma segna la fine dell’invincibilità della marineria etrusca nel Tirreno. L’Etruria da ora in avanti non sarà più la regina della talassocrazia tirrenica. La battaglia del Miseno porta Siracusa a controllare il sus del Tirreno e questo comporterà per gli anni a venire:
    1) una diminuzione progressiva dei traffici marittimi e quindi ad un impoverimento della società etrusca in generale;
    2) per la dodecapoli campana isolata dalla madre patria per via terra da Roma e via mare dai Greci il principio della fine.


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